Laser Endoluminale: il metodo

La terapia laser endovenosa, più nota con l’acronimo inglese EVLA (endovenous laser ablation), rappresenta una tecnica alternativa alla chirurgia nel trattamento delle varici, in particolare della insufficienza safenica. La tecnica consiste nell’ablazione della grande safena attraverso un approccio transcutaneo, tale da ridurre i disagi dello stripping chirurgico convenzionale. Il laser endovenoso, unitamente alla Radiofrequenza (RF), determina una obliterazione della vena attraverso una azione termica. La vena verrà riassorbita spontaneamente nel tempo.

Sulla scelta tra asportazione chirurgica della safena, laser, radiofrequenza e scleroterapia, pur non esistendo linee guida di tipo assoluto in merito (cioè non sufficientemente suffragate da studi prospettici randomizzati), esistono tuttavia linee di indirizzo legate alla possibilità di durata dei risultati e comparsa di recidive. Le indicazioni per il trattamento laser richiedono in genere safene di calibro superiore ai 4 mm e rettilinee, questo legato al fatto che, se la vena è di calibro minore o se è tortuosa, il trattamento laser stesso risulta di difficile esecuzione tecnica. Quando le safene siano di IV grado di reflusso (massimo grado esteso dall’inguine alla caviglia) e di calibro inferiore agli 8 mm rilevati in sede di giunzione safeno-femorale, il trattamento scleroterapico e il trattamento laser rappresentano due valide alternative al trattamento chirurgico. Questi due trattamenti si prefiggono lo scopo di chiudere la safena lasciandola in sede ma, mentre il trattamento con scleroterapia presenta un elevato tasso di ricanalizzazioni, il trattamento con laser presenta un bassissimo rischio delle stesse.

La procedura laser viene effettuata in ambiente sterile (sala operatoria), la vena viene incannulata attraverso un controllo ecografico, viene effettuata una anestesia locale attorno alla vena da trattare, viene erogata l’energia laser. L’energia viene distribuita lungo l’intero decorso della vena, iniziando a valle della vena epigastrica (ramo della safena), mantenendo il controllo ecografico durante l’intera procedura.

La procedura viene effettuata in anestesia locale ed il paziente può deambulare subito dopo. Il paziente, essendo trattato in regime ambulatoriale, può rientrare immediatamente al proprio domicilio.

La nostra Equipe ha messo a punto nel tempo un procedimento standardizzato e divulgato in importanti sedi congressuali, consistente in indicazioni, procedura e follow up codificati. La nostra casistica risulta attualmente tra le più elevate.

Le indicazioni sono legate a caratteristiche della safena da trattare, con esclusione di safene di grosso calibro (superiore ai 15 mm), safene di calibro inferiore ai 4 mm e calibro tortuoso. Le controindicazioni generali “non sono diverse dalle controindicazioni considerate nella chirurgia classica di exeresi: gravidanza, o attesa di gravidanza a breve termine, trombosi venosa profonda recente, pazienti che non possano camminare normalmente, stato generale mediocre” (Enciclopédie Médico-Chirurgicale).

La presenza di episodio varicoflebitico non costituisce controindicazione al procedimento. La varicoflebite non va confusa con la tromboflebite, termine che per convenzione, in assenza di ulteriori precisazioni, intende un processo trombotico a carico del sistema venoso profondo.

Intervento laser delle varici